This text was written for the competition “Architettura di Parole”. It was not selected but I still like it. It’s about the Bairro da Bouça. For four years I lived near this building. The text is a personal diary and it underlines how Siza’s design is inspired by anatomy. The english version and a selection of pictures and drawing will be added son to this page

Porto, Settembre, 2016. Arrivando in centro dall'aeroporto e scendendo alla stazione della metropolitana di Lapa, mi trovo di fronte a un'enorme parete piena di graffiti.

Una strada pedonale costeggia una fila di abitazioni tutte uguali. Finestre sottili, piccoli terrazzini e la luce gialla intermittente di un lampione evocano un immaginario sovietico. Una striscia d'erba e un muretto ci separano dalle case del piano terra. Le dimensioni ridotte delle porte e l'ombra gettata dalla soprastante passerella sembrano essere l'unico filtro fra gli appartamenti e il nostro camminare. Sopra la passerella il volume è scavato da tanti piccoli atri, coronati da terrazzi divisi da setti murari che si stagliano contro il cielo. Guardando questa stecca da un'estremità, questi muri sembrano le vertebre della spina dorsale di un gigante in posizione fetale.

La stecca orientale, dal lato opposto alla metro, si piega con un angolo acuto. Esattamente nell'angolo si apre uno spazio piranesiano: una rampa di scale scende, un'altra sale - due finestre senza infissi ci mostrano il cielo - e una piccola discesa ci porta in Rua da Boavista, strada che collega Praça da República all'oceano. Pur sapendo che era un progetto di Alvaro Siza, la prima volta che arrivai a Bouça mi avvolse un vago sconcerto.

Il Bairro da Bouça è esattamente fra il centro città a sud e un'area abbandonata a nord. Qui vari conoscenti hanno subito furti alle auto e ad altri sono successe cose tanto brutte da non poter essere raccontate. Ma forse l'architettura è un po' come le persone, e tutte le esperienze che non ci uccidono ci rendono più forti, o perlomeno diversi.

Da tre anni abito a trecento metri da Bouça, prendo la metro a Lapa e faccio colazione al caffè che guarda il bairro. Lo sconcerto è scomparso da tempo.

Il ritmo serrato degli elementi di queste abitazioni e la scala umana dell'edificio catturano lo sguardo con una moltitudine di semplici dettagli. La strada pedonale che porta dalla fermata di Lapa a Rua da Boavista è disegnata parallela ai limiti del lotto: l'irregolarità è gestita con il disegno di spazi verdi e con una scala che risolve una leggera differenza di quota. Le irregolarità del contesto rafforzano le regole formali del progetto. Le quattro stecche, separate da tre corti, cominciano tutte con il muro fronteggiante la metropolitana e si sviluppano uguali nella ripetizione degli appartamenti.

Gli elementi formali conclusivi di queste strisce di abitazioni sono quattro teste, separate dalle stecche, intorno alle quali si può camminare. Le teste di Bouça stanno alle stecche di appartamenti come un capitello sta a una colonna, sono le giunzioni fra il progetto e la città. Ospitano funzioni commerciali e ognuna è diversa per relazionarsi al contesto urbano che ha di fronte.

L'inquietudine progettuale di Siza consiste nello stabilire delle regole formali per poi infrangerle. Regola e eccezione, è così che Siza crea un'architettura umana, dalle sembianze anatomiche, articolata in tanti spazi abitabili, con delle teste.

Fra i vari esercizi commerciali ci sono una libreria di architettura, il Circo de Ideias, e due studi: Atelier da Bouça e lo studio di Brandão Costa, eccellente architetto e professore della Facoltà di Porto. Siza ha questa capacità di creare architettura che genera architettura.

Al Circo de Ideias ho assistito a molte presentazioni, ma ciò che più mi ricordo di questo posto è il fatto che per entrare si deve bussare, come se anche la libreria fosse una casa. La porta su Rua da Boavista infatti, non ha maniglia all'esterno.

Il commesso di turno a cui chiesi una spiegazione - anche lui architetto - mi disse che vari edifici pubblici di Siza hanno la clausola di essere mantenuti originali, anche negli infissi. Se la maniglia è fuori produzione, legalmente non la possono sostituire con un'altra, neanche temporaneamente. Quindi per entrare si bussa.

Una volta, per curiosità, sono andato a vedere un appartamento in vendita. In quell'occasione ho visitato i ripostigli, dove si rimane sorpresi dal disegno che i fili elettrici delle luci compongono sul soffitto. Anche la gronda delle passerelle è disegnata: è riempita di terra e funziona da fioriera, forse perché all'architetto non piacciono i vasi sui balconi o forse solo perché Siza è nei dettagli.

Diversi amici hanno abitato a Bouça e diverse volte sono stato ospite in questi appartamenti. Come scrive Siza il disegno è la ricerca di intelligenza: la composizione interna bilancia i pochi metri quadri. Gli ingressi di tutte le case offrono un riparo all'aperto ma coperto, una soglia larga dove riporre le cose che proteggono o che devono essere protette dalla pioggia di Porto. Con la stessa logica di spazio filtro, la luce nel salotto entra da una veranda, un volume vitreo che permette di far asciugare i panni e di illuminare lo spazio comune. Questo sapiente adattamento di elementi compositivi globali a un contesto locale, si ripete negli interni, dove il pavimento del salotto è in sughero.

Mentre scrivo mi torna in mente la prima volta che ho visto Siza dal vivo, in un suo intervento realizzato proprio a Bouça, in una delle corti. Ero arrivato da due settimane a Porto e l'intervento era ovviamente in quel portoghese stretto che parla lui, per me incomprensibile all'epoca. Oltre a una grande folla di studenti e professionisti, le finestre e i balconi erano pieni di abitanti ad ascoltare.

A Bouça l'architetto è presente.

Il muro, che dal lato della metro è pieno di graffiti, dal lato delle corti non ha neanche un frego. Questo muro non corrompe il progetto, pur essendo di severo cemento e alto dieci metri. Diventa una quinta per le scene di vita che si susseguono, diventa lo sfondo della festa di São João nella notte del 23 giugno. E seppure la città offre molti luoghi per guardare i fuochi a mezzanotte, Bouça è una di quelle mete ambite tra chi opta per una festa itinerante. Infatti per San Giovanni, a Porto, la città intera si trasforma in un'enorme mistura di folla, musica, fuochi d'artificio e grigliate.

Solo l'anno scorso son riuscito a organizzarmi: insieme a vari amici abbiamo montato due tavoli e la churrasqueira - griglia in portoghese - che ho prontamente acceso il pomeriggio nel patio di Bouça. Abbiamo partecipato a quel momento di condivisione collettiva del bairro e della città. E a che cosa serve l'architettura, se non ad aiutarci a esercitare le nostre libertà, compresa quella di fare festa?

Il miglior insegnamento per un architetto è viaggiare, disse Siza in un'intervista.

Nella mia esperienza il modo migliore per imparare l'architettura è viverla. Ci permette di scoprirla mentre la vita delle persone gli scorre dentro, mentre cresciamo e invecchiamo insieme a lei. Ci permette di capire come vogliamo vivere.

Le feste e le teste di Bouça mi hanno aiutato a capire anche come voglio fare architettura.

È per questo che è importante l'architettura contemporanea, per aiutarci a vivere, oggi.

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