Picnic Safari

This research is a photoraphic survey of the most common table in the public space: the picnic table. Florence is a very touristic city and the spaces for sitting and rest are more and more alienated from the city center: you can sit in thousands of tables but only with a manatory consummation. This is why I decided to find all the tables in the Municipality where you can sit for free. In the Unesco area of the city center of Florence there are two. You can find a selection of pictures and the full italian text as follows.

An italian shortened version of this research has been publishe in Vuoto n°4. This research was developed with the economic support of the PhD Scholarship of the Fundação para a Ciência e a Tecnologia (FCT)

Il Comune di Firenze offre una mappa[1] delle aree in cui si trovano i tavolini. Non dice esattamente quanti sono e neanche la loro posizione. Questa ambiguità rende utile il safari.

Delle 59 aree con tavoli Picnic che il Comune di Firenze segnala, ne sono state visitate 35, il 59%. In 4 di queste 35 non si sono verificati avvistamenti. Il numero dei tavoli individuati nelle aree visitate è 96, per cui si può presumere che il totale non superi i 200 esemplari. 19 delle 35 aree segnalate (54%) presentano recinzioni e orari di apertura, per cui gli esemplari al loro interno non si possono definire propriamente liberi. 5 esemplari si trovano in 3 aree non mappate. Di questi 5, 1 è situato in un piccolissimo e bellissimo giardino, chiamato dell’Usignolo, con fiori e casette per gli uccellini.

è stato avvistato un branco di tavoli informali che sostavano accanto a una coppia di griglie Barbecue, animali ancor più rari nello spazio pubblico fiorentino. Non verrà riferita la posizione di questo branco, onde evitare spedizioni dei bracconieri burocratici.

Un altro esemplare di griglia vicino a tavoli è stato visto nel giardino della Carraia: probabilmente l’esemplare non è stato abbattuto perché ben nascosto, per cui poco utilizzato e poco rischioso (le griglie sono evidentemente considerate bestie pericolose dal Comune, come dimostrato dalla loro quasi totale assenza). In una di queste 59 aree, precisamente a Settignano, sono stati incontrati dei cuccioli di tavoli Picnic, probabilmente usufruibili da cuccioli umani. Come i salmoni anche i tavoli Picnic si riproducono ad alta quota. Diversi di questi tavoli sono situati all’interno di aree giochi e aree cani, come se si dovesse avere a carico prole o animali domestici per sedersi comodamente.

è interessante notare come a San Salvi, il vecchio manicomio di Firenze, ci siano numerosi tavoli sparsi nel parco, molti dei quali in stato di abbandono, quasi delle carcasse. In realtà questo parco è aperto giorno e notte ma l’area non è di proprietà esclusiva del Comune, per cui non appaiono sulla mappa. La maggior parte di questi quadrupedi lignei si accompagna ad esemplari di cestini, simbiosi che ricorda quella dei coccodrilli e dei pivieri.

 A seguito di questa digressione conviene esporre una riflessione sulla strategia mimetica da adottare in questo tipo di safari, per chiunque volesse ripeterlo in altre città. Di mio solito mi vesto di nero, porto gli occhiali tondi e i guanti di pelle nera lisci, se fa freddo. Questo abbigliamento unito a una macchina fotografica con un teleobiettivo, girando di giorno sia con sole che con maltempo, potrebbe creare dei fraintendimenti. Durante il safari nella riserva delle Cascine sono stato scambiato per un giornalista da dei poliziotti, per poi essere scambiato per un poliziotto in borghese da due fruitori di un tavolo, probabilmente l’unico nel Parco delle Cascine. In generale ho riscontrato una certa diffidenza iniziale da parte di tutti i genitori con bambini nelle aree giochi visitate, che così agghindato mi hanno scambiato per un malintenzionato più che per un esploratore urbano.

La tattica che ho implementato è stato continuare il safari accompagnato da mio figlio e sua mamma, che hanno trasmesso una domesticità rassicurante a coloro che abbiamo incontrato.

Sono state riscontrate due sottospecie principali del tavolo: uno quasi identico al brevetto del 1918 e uno che sembra più recente. Il secondo risulta più comodo perché non richiede di scavalcare la seduta per accomodarsi, avendo panche e tavolo collegati a terra e non sotto le panche. Inoltre ha gli schienali che lo rendono ancora più confortevole. Molti degli esemplari incontrati della prima categoria fedele all’antenato, presentano la targhetta del produttore, che curiosamente si chiama Benito. Strano appellativo per uno dei principali elementi dello spazio pubblico.

Piccola digressione storica: l’evoluzione e la differenza rispetto a tavoli e a panche normali consiste nell’integrazione di panca e tavolo in un oggetto unico, trasformandolo in un tavolo Picnic. Questa descrizione appare anche nel brevetto del primo tavolo di questo genere, risalente al 1904[2].

è un oggetto unico. Forse è questa la ragione per cui difficilmente mi è capitato di fare amicizia con sconosciuti su un tavolo Picnic. Proprio perché se una persona è seduta su un tavolo, pur essendoci spazio abbondante per quattro, il tavolo risulta occupato. Il tavolo Picnic ha un effetto simile alla tovaglia stesa su un prato, crea una domestificazione dello spazio, una sorta di intimità fra le persone sedute, come se una bolla li avvolgesse.

Se mi volessi sedere su un tavolo Picnic sul quale è già seduta anche solo una persona, istintivamente chiederei se mi posso sedere ai già accomodati, come se fosse occupato nella sua interezza. Mi ricordo di aver fatto amicizia quando più tavoli sono vicini, cosicché se ogni singolo e ogni gruppo è seduto a un tavolo, ognuno può o interagire o conservare la propria indipendenza, possibilità caratteristica dei migliori spazi pubblici e urbani.

I tavoli Picnic sono pochi nello spazio pubblico, sono delle risorse importanti, sono dei beni comuni urbani, e come ogni urban commons[3], più ne abbiamo coscienza e più diventano importanti. Sono fra i pochi luoghi in cui sedersi a parlare guardandosi negli occhi, dove studiare o mangiare. Se sono un branco permettono di fare festa, che secondo Lefebvre, è una delle caratteristiche fondamentali dell’urbanità[4]. Le possibilità sopracitate offerte dai tavoli Picnic sono semplici ma non banali, poiché sono fra i pochi dispositivi che permettono un’interazione fra più persone. Questa possibilità di interazione fra animali fornita da un oggetto, o da un ambiente, viene definita affordance[5]. In questo resoconto i tavoli sono stati descritti come animali per suggerire che interagiscono con gli umani e viceversa. Le interazioni fra persone sono alla base della creazione del “tessuto sociale”. Lo spazio pubblico è importante perché, in potenziale, permette interazioni fra tutt* senza filtri di potere d’acquisto. Mappare o progettare luoghi di interazione permette di ricucire il “tessuto sociale”, sia in centro che in periferia.

 La lettura delle mappe del Comune e del Safari purtroppo non risultano di immediata lettura: raccontano di oggetti piccoli rispetto alla dimensione della città. D’altro canto, la bellezza delle grandi mappe non sta nel raccontare tutto, ma nel suggerire molti viaggi. Speriamo che anche questo Safari ne stimoli molti altri.

Osservando la mappa si nota un vuoto al centro della città, o meglio in centro. è possibile che data la saturazione di tavolini “addomesticati”, a consumazione obbligatoria dei locali, i liberi tavoli Picnic, più ingombranti e forse meno “decorosi”, si siano sentiti di troppo rispetto al sovrappopolamento della loro versione commerciale.

Per noi simbionti dei tavoli Picnic il risultato è che si debba privilegiare un pranzo all’aperto fuori dal centro. Altra interpretazione è che ai tavolini Picnic non piacciono i turisti, ragion per cui si sono andati a insediare in luoghi in cui non ce ne sono. Nel perimetro dell’area UNESCO ce ne sono solo due, mentre i tavoli ammaestrati sono probabilmente diverse migliaia. Prima di caricare le foto di questa ricerca, su Google Maps apparivano solo cinque aree picnic a Firenze. Al momento attuale, più o meno a metà del Safari, ne appaiono 38.

Un amico mi ha confidato che nei fine settimana d’estate, al giardino del Museo Stibbert, bisogna arrivare presto per prendere i tavoli per le feste dei bambini. Il sovra sfruttamento è un problema dei beni comuni. Se succedesse un ingorgo dei tavoli Picnic in seguito a questo Safari sarei felice, anche perché la soluzione è semplice, basta aggiungerne di nuovi.

[1]               https://ambiente.comune.fi.it/mappa consultata il 01/09/2021

[2]               Fonte: https://placesjournal.org/article/an-illustrated-history-of-the-picnic-table/  consultato il 01/09/2021

[3]               Caneschi, F. (2021) From Commons to Urban Commons Complexity and Contradiction in the Translation of a Concept, in Nobile, Maria Luna (ed). Commons, UOU Scientific Journal, ISSUE #01 June 2021. ISNN:2697-1518 DOI: 10.14198/UOU. https://revistes.ua.es/uou/issue/view/947

[4]               Lefebvre, Henry. Writings on cities. Translated and edited by Eleonore Kofman and Elizabeth Lebas. Blackwell Publisher, Oxford, 1996. pag. 76

[5]               Caneschi, Francesco. “Tactical Urbanism and DIY Architecture for a gentle urban revolution”. Chisinau,Lambert Academic Publishing, 2021. ISBN: 978-620-4-71826-2 pagina 96

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